ESSERE ANNUNCIO

Il convento delle suore è diventato una straordinaria opportunità di inclusione e partecipazione sociale per le persone con disabilità seguite dai servizi sociali e socio sanitari presenti a Mortara. 

Ma che cosa significa per noi, Suore Missionarie dell'Immacolata Regina della Pace, prendersi cura? Significa avere il cuore aperto all'accoglienza, riconoscere che noi stesse abbiamo bisogno degli altri, significa spalancare la nostra vita, le nostre porte, perché tutti possano sentirsi a casa, nella grande famiglia di Dio; in una parola significa amare senza riserve.

 E i gesti del prendersi cura si possono riassumere in tre verbi che esprimono l'atteggiamento di misericordia: vedere, fermarsi, toccare, come ha fatto il buon samaritano.

  In questa prospettiva, abbiamo aperto alcuni spazi di Casa Madre ai giovani dell'Anffas e abbiamo scoperto che la loro presenza è stata ed è un dono che cura le ferite di solitudine, di stanchezza, di scoraggiamento, in un interscambio di attenzioni che riempiono il cuore di gioia.

 Ogni settimana i nostri cari amici dell'Anffas vivono una simpatica esperienza di laboratorio di botanica, con sr. Genny e i loro educatori.

 L'incontro si svolge tenendo conto delle stagioni: a volte si crea una piccola serra per trapiantare e coltivare le piantine; altre volte si spiega la natura attingendo alle similitudini evangeliche; in altre occasioni, si sperimenta la semina del riso, si imparano i segreti della vita dalla pianta dell'olivo con i suoi frutti insieme con le altre piante oresenti nel nostro giardino.

 È impossibile descrivere la felicità nell'espressione dei volti dei ragazzi durante il laboratorio, nel momento in cui con le loro mani riempiono di terra i piccoli vasi, quando seminano e trapiantano fiori.

 La loro gioia si trasforma in cura per chi sta accanto e li segue con tanto amore.

 Invece, quando gli educatori sono impegnati nelle loro riunioni di équipe, sr. Maria e sr. Maria Teresa intrattengono i ragazzi con il canto, leggono racconti di storie avventurose e narrano aneddoti della loro vita missionaria: quel pomeriggio diventa laboratorio di "narrastorie".

 Sembra un gioco di parole: mentre siamo convinte di prenderci cura, facciamo esperienza autentica di essere "curate" dalla loro presenza sempre serena, gioiosa e ricca di gratitudine.

 Il limite di ciascuno diventa il luogo della cura reciproca!

 E il sogno di Dio si realizza: popolare il mondo di fratelli che si amano secondo il Suo cuore.

Sr. Giuliana Sandrin