Benvenuti a casa di Luca
dove vince l’emancipazione

È il primo esperimento di convivenza tra persone con disabilità intellettiva. A Casa Mia, il progetto innovativo realizzato dalla cooperativa sociale «Come Noi» di Mortara, diventa legge alla Camera. Luca, Vanni, Silvio e Lele hanno tra i 45 e i 53 anni, e sono i «giovanotti» protagonisti di questa rivoluzione. Non vivono in una residenza per disabili ma vanno al supermercato ogni giovedì a fare la spesa, cucinano, lavano, e rifanno il letto in un casa tutta loro. A Parona, nel Pavese. Luca, che in questo appartamento del piccolo centro lomellino ci viveva con  la nonna,  si dà una sistemata alla cravatta,  poi

una spruzzata di colonia, ed è pronto a fare gli onori di casa. Lo segue Silvio, «l’uomo del focolare», che in un attimo conta i presenti, afferra le tazzine, e si mette a comandare la sua «astronave», la macchina del caffè che solo lui può toccare. Da una delle camere da letto spuntano poi Lele, «lo sportivo», e Vanni, il gigante buono fissato con l’ordine. Storie di vita molto diverse alle spalle, un unico obiettivo: essere autonomi. Sono state proprio le loro famiglie ad averli incoraggiati a fare questa esperienza di emancipazione, quella spinta che troppo spesso, nel caso di persone con disabilità, non si realizza.

Una convivenza nata per caso e diventata esempio nazionale. Tutto è iniziato circa due anni fa quando i genitori di Luca hanno offerto alla cooperativa la possibilità di utilizzare, in comodato d’uso gratuito, un appartamento di loro proprietà come casa per il figlio e per altri amici. Per gli anziani familiari di Lele, Vanni e Silvio, stava diventando sempre più difficile prendersi cura di loro.Così si è formato il gruppo. «A Casa Mia è diventato il progetto di riferimento  per elaborare  i  contenuti  sulla 

legge del “Dopo di noi”, approvata in via definitiva il 14 giugno 2016 dalla Camera, che è volta a favorire l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità — spiega Marco Bollani, direttore della cooperativa Come noi e referente tecnico del circuito Anffas — Oggi il sistema di welfare prevede risposte standard, tra cui comunità alloggio, residenze sanitarie, comunità socio sanitarie. Noi abbiamo scommesso sulla possibilità per i disabili di scegliere dove vivere e con chi vivere».

Una sfida che trova anche il pieno appoggio delle istituzioni che intendono continuare su questa strada: «Le famiglie non hanno chiesto immobili al Comune, ma hanno collaborato attivamente per costruire un percorso di indipendenza dei figli — spiega Marco Lorena, sindaco di Parona — .Il progetto ha un costo di 65 euro al giorno per l’intero nucleo abitativo, 40 vengono dalle casse comunali, 25 li mettono gli inquilini; una cifra molto più bassa rispetto a quella di certe case famiglia».

Giornate intense e compiti ben precisi. Per Luca e i suoi compagni la sveglia suona presto, dopo la colazione si rifanno i letti e si va al lavoro al centro diurno:«La mattina sono previste le attività manuali di riciclo della plastica e della carta, il bricolage, e i lavori all’orto — racconta Francesco Lumia, uno degli educatori che segue i coinquilini durante il giorno — Non si vogliono annullare i servizi tradizionali, ma trovare anche valide alternative come questa. Io li seguo quotidianamente e vedo notevoli cambiamenti: i primi mesi volevano stare al centro sino al tardo pomeriggio, ora hanno fretta di tornare prima perché ci sono molte cose da fare nella loro casa, dicono».

La convivenza tra Luca, Lele, Vanni e Silvio, però, durerà ancora per poco: è tempo di cambiamenti stimolanti e nuove famiglie. Luca resterà qui nella sua casa di Parona e accoglierà tre giovani coinquilini, Marco, Christian e Stefano. Vanni farà parte di un gruppo più grande, di dieci persone, e Silvio invece tornerà nella sua casa di Tromello e sperimenterà la vita di coppia con Paola, la fidanzata conosciuta al centro, in compagnia dell’amico Lele e di Raffaella.

Ormai si è fatta una certa ora a casa dei ragazzi di Parona. Vanni sistema la biancheria pulita, Lele apparecchia la tavola per la cena commentando la partita della Juve, e Silvio borbotta ai fornelli: «Luca, sei sempre in giacca e cravatta senza muovere un dito!».